Francesca Mazzucato
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guarda. vivi. ascolta. scopri.

Nome e cognome.
Francesca Mazzucato.

Come ti chiamavano quando eri piccola?
Franci, i compagni di scuola, la nonna mi chiamava “cocca” e il babbo “buba”

Anno/periodo storico in cui saresti voluta nascere.
Questo!

Dai un indizio che identifichi la tua città senza nominarla.
La strada per la frontiera.

Quando hai capito che saresti diventata una scrittrice?
Prima di cominciare le scuole elementari avevo già iniziato due quaderni rimasti incompiuti con scritto “romanzo”. Subito. L’ho capito subito. Prima di ogni altra cosa.

Il commento più bello che hai ricevuto da un lettore.
Un vecchietto a un reading di miei racconti, tanti anni fa, in una casa estiva per anziani, una cosa bella con una attrice che leggeva i miei testi e quelli di altri… Alzò la mano e disse: “Questa qua è brava ma racconta solo di treni, poveracci e puttane”. Ci aveva proprio preso, non ho mai raccontato altro.

Se ti dico libro a che cosa pensi?
A mondi magici, a merce da supermercato, a raffinate edizioni, a pubblicazioni sciatte, ad avventure da iniziare, a un progetto terminato. Libro, nel contemporaneo, vuol dire tante cose diverse.

Descrivi il tuo stile usando solo aggettivi.
Caldo, contemporaneo, complesso, carnale.

Il prossimo libro che scriverai parlerà di...?
Una cosa che non si può ASSOLUTAMENTE svelare.

Se potessi scegliere un luogo per la lettura pubblica dei tuoi scritti, quale sarebbe?
Una stazione, l’atrio o il binario uno. Ma di una stazione bella. Non una qualsiasi.